Microband “Musica classica per scriteriati” – Intervista e fotogallery

Intervista a Luca Domenicali, MicroBand

A me sembra che la musica classica, soprattutto in ambiente accademico, ad un certo punto si sia bloccata, quasi che dopo le avanguardie dell’inizio dello scorso secolo non si sia più composto nulla di rilevante, che la musica sia finita o che comunque non valga la pena conoscerla. In letteratura non accade, nessuno mette in dubbio la grandezza di Calvino, un “classico” moderno. Quale può essere quindi il ruolo che spetta alla musica classica nel nostro secolo? E’ solamente musica per accademici polverosi? Mi rendo conto sia una domanda “pesante” ma è un problema che mi pongo spesso.

Luca Domenicali: Non è una domanda da poco. Faccio alcune premesse. Noi, in realtà non siamo musicisti di formazione classica, noi non conosciamo la musica, non la sappiamo leggere, suoniamo a orecchio. Questo non toglie che a entrambi la musica classica piaccia molto. Negli spettacoli precedenti la usavamo mescolandola ad altri tipi di musica, dal folk, al rock, al jazz eccetera… per questo spettacolo abbiamo invece cercato di fare un’operazione che ci è costata molta fatica. Adattare i nostri numeri alla classica non è operazione da poco, abbiamo cercato di mantenere i tempi comici e il ritmo dello spettacolo. Questo, un lavoro davvero faticoso, ci ha permesso di avvicinarci incredibilmente alla musica classica, abbiamo dovuto studiare, non con lo spartito ovviamente, ma questo studio ci ha permesso comunque di arrivare a una conoscenza, abbastanza superficiale certo, ma che prima comunque non possedevamo. Abbiamo imparato ad ascoltarla di più, dovendola ascoltare per poi riprodurla. Abbiamo avuto la fortuna di pescare da un repertorio vastissimo e lavorare su pezzi che ci piacevano molto. C’è un’altra cosa da dire. Suonare il violino segato a metà ovviamente limita molto le potenzialità tecniche e espressive dello strumento. Abbiamo dovuto cercare di riprodurre cose che erano irriproducibili con uno strumento così…e poi tac! L’ ”Aria sulla IV corda” era perfetta.

Per venire alla tua domanda, che è molto impegnativa, ti do ragione. Questo però non vale solo per la classica ma per tutte le espressioni musicali. Io sono nato a rock di tutti i tipi, non so se conoscete Frank Zappa, bhè dopo di lui quelli che hanno lavorato nell’ambito rock non hanno particolarmente innovato.

Questo non toglie che ci siano comunque gruppi che hanno il loro stile. Non so se è una risposta che ti può soddisfare. Sulla musica contemporanea… recentemente sono andato a sentire delle cose di Schönberg che ritenevo assolutamente inascoltabili prima. Fondamentale sarebbe vedere un concerto così dal vivo, se possibile, perché per ascoltare la musica dodecafonica dall’impianto stereo di casa ci vuole della bella predisposizione… vedendo i movimenti dei musicisti una musica così si trasforma in teatro. Ho amato tantissimo cose che prima erano per me inavvicinabili. Per quanto riguarda la musica italiana che sta andando per la maggiore, penso ai vari Allevi, Einaudi, se posso essere sincero, non mi piacciono, non li considero autori. Li trovo sintonizzati su un cliché molto furbo, un po’ commerciale, poco coraggioso. E’ un opinione personale ovviamente.

 

Rispetto alle vostre numerose esibizioni anche all’estero, è diversa la reazione del pubblico? Ci si pone in modo diverso davanti a un pubblico straniero?

Luca Domenicali: In effetti noi ormai abbiamo avuto a che fare con molti pubblici e molto diversi. Ci sono sì differenze ma spesso si va molto per luoghi comuni, stereotipi e presunzioni.

In Germania sono convinti che quello italiano sia il pubblico più caldo in assoluto, non è vero. In Italia invece sono convinti che al sud i pubblici siano calorosissimi, non è vero! Più ti sposti verso sud più i pubblici sono duri e difficili. Sono luoghi comuni ma finché non lo provi non te ne rendi conto. La prima volta che abbiamo suonato in Germania abbiamo ricevuto in camerino la visita dell’organizzatore che si scusava anticipatamente della freddezza del pubblico. Abbiamo pensato che sarebbe stata una tragedia invece dopo cinque minuti hanno iniziato a applaudire calorosamente e non hanno più smesso. Il pubblico tedesco, come quello austriaco, svizzero, come tutti i pubblici dell’Europa del Nord in generale, sono solitamente pubblici caldissimi. Se dovessi dire qual’è il pubblico più diverso di tutti direi, assolutamente, quello giapponese. Un pubblico strano, diverso e estremamente ingenuo, che si lascia sorprendere. Il pubblico di stasera era un pubblico molto bello ma anche smaliziato, che ha imparato a vedere molte cose. Smaliziato nel senso che intuisce i trucchi del mestiere. Il pubblico giapponese si sorprende dei nostri numeri in un modo incredibile. La prima volta che abbiamo suonato in Giappone mentre  Danilo (Danilo Maggio n.d.r) suonava con un piatto sopra l’archetto del violino facendolo ruotare il pubblico ha reagito con un “Ooooh…!” di stupore. Eravamo convinti fosse successo qualcosa alle nostre spalle. Il pubblico tedesco apprezza molto le clownerie più evidenti. Non esiste uno schema, comunque. Adesso andremo a suonare in Belgio per la prima volta, vedremo come sarà il pubblico belga che incontreremo.

 

(Foto di Erica Spadaccini)

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