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	<title>Teatro Bismantova</title>
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	<description>Cinema Teatro Eventi Castelnovo Monti (RE)</description>
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		<title>«3308»</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Zobbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[È un numero. Si vede. Rispetto a certi altri numeri può essere a volte grande a volte piccolo. Qualcuno, una sera in teatro, mentre guardavamo la gente uscire, mi ha detto di non farlo. Di non pubblicarlo. Ma io non ho paura dei numeri. Mi piace ogni tanto dare i numeri. Eccone uno. Ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È un numero. Si vede. Rispetto a certi altri numeri può essere a volte grande a volte piccolo. Qualcuno, una sera in teatro, mentre guardavamo la gente uscire, mi ha detto di non farlo. Di non pubblicarlo. Ma io non ho paura dei numeri. Mi piace ogni tanto dare i numeri. Eccone uno. Ma non è un numero e non so, proprio per questo se sia grande o piccolo. Sono persone. Sono le persone che sono venute in teatro, che hanno partecipato agli eventi della Stagione 2011-2012, dal 12 novembre al 15 di marzo. Sono anche i grazie che vorrei dire ad alta voce. Uno per uno.</p>
<p>Ma facciamo qualche esempio.</p>
<p>Tremilatrecentootto minuti sono appena più di cinquantacinqueore. Per l’esattezza: 55, 13333333333333333333333333333333333333333333333333333333333333</p>
<p>Periodico. Se fossero anni sarebbero un po’ più di nove anni. Non periodici. Se fossero giorni invece sarebbero giorni ben spesi, come i minuti, le ore e gli anni. Spesi dentro e per il teatro. Ho sentito spesso dire: “in montagna non c’è niente, non c’è mai niente.” Oggi, che è già primavera, posso dire che ci sono più di tremila persone che vanno a teatro: dall’autunno e per tutto l’inverno, anche con un metro di neve fuori e il ghiaccio per le strade. Fino alla primavera. Che come ha scritto qualcuno è prima ed è vera. Come sono le cose che contano, i piccoli sogni che si realizzano, le persone che credono. Per questo non ho paura dei numeri. Arrivederci allora. Alla prossima stagione. A tutti e tremilatrecentoeotto. Spero anche qualcuno di più. Non uno di meno. Grazie ancora. Buoni giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><em><strong>Emanuele Ferrari</strong></em></p>
<p align="right"><em>Amministratore Unico Teatro Bismantova</em></p>
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		<title>In sala al cinema Bismantova &#8220;Seafood – Un pesce fuor d’acqua&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 18:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Zobbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 20 (ore 17.00 e ore 21.00) e lunedì 21 maggio (ore 21.00), è in sala al cinema Bismantova il film d&#8217;animazione &#8220;Seafood – Un pesce fuor d’acqua&#8221;. Il grazioso squalo bambù Pup scopre alcuni pescatori di frodo intenti a prelevare sacche di uova della sua specie. Scoraggiato per non essere riuscito a evitare il saccheggio, Pup [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 20 (<span style="text-decoration: underline;">ore 17.00 e ore 21.00</span>) e lunedì 21 maggio (<span style="text-decoration: underline;">ore 21.00</span>), è in sala al cinema Bismantova il film d&#8217;animazione <strong>&#8220;Seafood – Un pesce fuor d’acqua&#8221;.</strong></p>
<p><em>Il grazioso squalo bambù Pup scopre alcuni pescatori di frodo intenti a prelevare sacche di uova della sua specie. Scoraggiato per non essere riuscito a evitare il saccheggio, Pup chiede aiuto al suo amico squalo Julius e ad altri suo amici marini – la piovra inventrice Octo, la nevrotica pastinaca Spin, l’anziana tartaruga Mertle e altri – per cercare di recuperare il maltolto. La missione è molto difficile poiché si tratta di uscire dall’acqua ed entrare in una baracca/ristorante, ma grazie a una preziosa invenzione di Octo il gruppo tenterà l’impresa. Come se non bastasse, però, da una fabbrica inizia a fuoriuscire del liquame nero, derivante da rifiuti industriali velenosi, che minaccia la barriera corallina e tutta la vita marina..</em></p>
<p><strong>Prezzo:</strong> 7.00/4.50/4.00 (€)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #4059bf;"><strong><strong>&#8211;&gt; Informazioni sul film:</strong></strong></span></p>
<p><strong><label>Genere:</label> <a href="http://www.teatrobismantova.it/generi-films/generi-films-animazione/" rel="tag">Animazione</a></strong></p>
<p><strong><label>Tipo:</label> <a href="http://www.teatrobismantova.it/tipi-films/tipi-films-prima-visione/" rel="tag">Prima visione</a>, <a href="http://www.teatrobismantova.it/tipi-films/tipi-films-ragazzi/" rel="tag">Ragazzi</a></strong></p>
<p><strong>Origine:</strong> Malesia, Cina (2011)</p>
<p><strong>Data uscita:</strong> 4 maggio 2012</p>
<p><strong>Durata:</strong> 93&#8242;</p>
<p><strong>Regia: </strong>Aun Hoe Goh</p>
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		<title>Giovedì 26 aprile &#8220;Il violino di Cervarolo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 18:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Zobbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 26 aprile, sarà proiettato al cinema Bismantova &#8220;Il violino di Cervarolo&#8221;, il film documentario di Nico Guidetti e Matthias Durchfeld (Istoreco Reggio Emilia – Mediavision Reggio Emilia – PopCult Bologna). Doppia proiezione: - Ore 10.30 riservata alle scuole, - Ore 21.00 aperta al pubblico. Inoltre, in occasione delle proiezioni sono stati organizzati due appuntamenti collaterali: - 26 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 26 aprile, sarà proiettato al cinema Bismantova &#8220;Il violino di Cervarolo&#8221;, il film documentario di Nico Guidetti e Matthias Durchfeld (Istoreco Reggio Emilia – Mediavision Reggio Emilia – PopCult Bologna).</p>
<p><strong>Doppia proiezione:</strong></p>
<p>- Ore 10.30 riservata alle scuole,</p>
<p>- Ore 21.00 aperta al pubblico.</p>
<p>Inoltre, in occasione delle proiezioni sono stati organizzati <strong>due appuntamenti collaterali</strong>:</p>
<p>- 26 aprile (mattino)  dibattito con i registi Nico Guidetti e Matthias Durchfeld,</p>
<p>- 26 aprile (ore 20.30) introduzione al film: intervengono Italo Rovali, Nico Guidetti e Matthias Durchfeld, modera l’assessore alla Cultura del Comune di Castelnovo ne’ Monti Francesca Correggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #008000;"><strong>La storia:</strong></span></span></p>
<div style="text-align: justify;"><em>Quasi 68 anni fa, il 20 marzo 1944, la piccola comunità di Cervarolo conobbe il suo giorno più buio: i soldati tedeschi  della divisione Hermann Göring riunirono 24 persone sull’aia, per poi massacrarle senza pietà alcuna. La memoria di quell’evento così tragico rivive in un documentario girato da Nico Guidetti e Matthias Durchfeld con la collaborazione degli abitanti di Cervarolo, parenti delle vittime della strage, prodotto da PopCult Bologna, Mediavision Reggio Emilia e Istoreco Reggio Emilia.</em></div>
<div style="text-align: justify;"><em>Per raccontare una storia tanto terribile, Guidetti e Durchfeld l’hanno ricostruita a partire da un oggetto semplice come un violino: quello strumento apparteneva infatti al giovane Virgilio Rovali, violinista molto affermato nell’Appennino reggiano, chiamato al militare negli anni della guerra. Rovali affidò alla madre il prezioso strumento e se ne andò: pochi mesi dopo, la sua famiglia e la sua comunità vennero coinvolte nell’eccidio. A raccontare la storia di quel violino e di quello che successe in quel terribile 20 marzo 1944, ora, è Italo Rovali, figlio di Virgilio e presidente del comitato dei famigliari delle vittime della strage. </em></div>
<div></div>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #008000;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Informazioni sul film:</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><label>Prezzo:</label> </strong>ingresso libero</span></p>
<p><strong><label>Genere:</label></strong> <a href="http://www.teatrobismantova.it/generi-films/generi-films-documentario/" rel="tag">Documentario</a>, <a href="http://www.teatrobismantova.it/generi-films/generi-films-storico/" rel="tag">Storico</a></p>
<p><strong><label>Tipo:</label> </strong><a href="http://www.teatrobismantova.it/tipi-films/tipi-films-essai/" rel="tag">Essai</a>, <a href="http://www.teatrobismantova.it/tipi-films/tipi-films-eventi-speciali/" rel="tag">Eventi speciali</a></p>
<p><strong><label>Regia:</label> </strong>Nico Guidetti e Matthias Durchfeld</p>
<p><strong><label>Durata:</label></strong> 75&#8242;</p>
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		<title>Concerto lassociazione, biglietti esauriti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 06:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Cecchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>

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		<description><![CDATA[Esauriti i biglietti d&#8217;ingresso per il concerto del 20 aprile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esauriti i biglietti d&#8217;ingresso per il concerto del 20 aprile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Lo schermo bianco&#8221;, nuova rassegna</title>
		<link>http://www.teatrobismantova.it/2012/03/lo-schermo-bianco-nuova-rassegna/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Cecchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 29 marzo 2012&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal 29 marzo 2012</strong>&#8230;</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/Bianco1.jpg"><img class="    " title="Rassegna &quot;Lo schermo Bianco&quot;" src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/Bianco1-550x350-custom.jpg" alt="" width="550" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Rassegna &quot;Lo schermo Bianco&quot;, programma Marzo Aprile 2012</p></div>
</div>
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		</item>
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		<title>Sospensione delle proiezioni cinematografiche</title>
		<link>http://www.teatrobismantova.it/2012/03/sospensione-delle-proiezioni-cinematografiche/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Cecchini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dello svolgimento del festival di teatro per scuole TEATROLAB, dal 16 al 23 marzo 2012 non si effettueranno proiezioni cinematografiche. L&#8217; attività sarà ripresa sabato 24 con il film in prima visione &#8220;E&#8217; nata una star?&#8221; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dello svolgimento del festival di teatro per scuole TEATROLAB, dal 16 al 23 marzo 2012 non si effettueranno proiezioni cinematografiche.</p>
<p>L&#8217; attività sarà ripresa sabato 24 con il film in prima visione <strong><span style="color: #0000ff;">&#8220;</span><a href="http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=54640">E&#8217; nata una star?&#8221;</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Stasera non escort: intervista e fotogallery</title>
		<link>http://www.teatrobismantova.it/2012/03/staseranonescort/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 14:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Zobbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Come nasce lo spettacolo “Stasera non Escort”? Rita: Dopo la manifestazione del movimento “Se non ora, quando?” ci è venuta voglia di fare qualcosa di comico che potesse rappresentare quel movimento, abbiamo voluto unirci e fare questo spettacolo. Lo spettacolo nasce dall’idea di voler prendere in giro quella gravissima situazione che si era creata: Berlusconi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come nasce lo spettacolo “Stasera non Escort”?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Rita</span>: Dopo la manifestazione del movimento “Se non ora, quando?” ci è venuta voglia di fare qualcosa di comico che potesse rappresentare quel movimento, abbiamo voluto unirci e fare questo spettacolo. Lo spettacolo nasce dall’idea di voler prendere in giro quella gravissima situazione che si era creata: Berlusconi, le escort&#8230; diciamo un paese che andava a puttane?</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quanto e come è considerata la donna in questo momento? Non credete che la figura della donna sia stata strumentalizzata in questi ultimi anni?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandra</span>: Sì, credo che in particolare in Italia la figura femminile sia stata strumentalizzata, soprattutto dai media. Il movimento di cui parlava Rita è nato per questo motivo. In Italia la situazione è molto arretrata, il patriarcato è molto forte. I media usano la donna in modo strumentale, per il mercato, per vendere, per avere audience. Siamo in uno stato di arretratezza da un punto di vista anche sociale, gli stipendi sono bassi, la collaborazione delle istituzioni per, ad esempio, gli asili nido è scarsa. Anche la collaborazione della parte maschile è scarsa. La donna si trova ancora in svantaggio nella nostra società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217; è una speranza? Cosa si può fare per cambiare le cose?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Margherita</span>: Secondo me la speranza arriva dalle donne. E&#8217; vero quello che dice Alessandra sul patriarcato, ma purtroppo le donne ci mettono anche del loro. Nello spettacolo parliamo di autostima, di figure (femminili) che vanno ad aumentare questa denigrazione. Certi tipi di madri, certi tipi di mogli, certi tipi di ruoli che purtroppo la donna fa fatica a vedere in evolversi: catene da spezzare che costringono la donna a essere quello che lei stessa probabilmente non vorrebbe neanche essere. La speranza arriva da questo, dalla forza delle donne.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Claudia</span>: La nostra speranza è che molte donne che invece lo fanno apposta a essere… “puttanone”, ma è un brutto termine&#8230; diciamo delle “escort”, rinsaviscano. L&#8217;ottimismo è una buona cosa, molte donne ci mettono molta energia per essere il peggio di sé e per rappresentare in negativo il genere femminile. Vedo alcune donne, mi vergogno e mi chiedo: ma come possiamo appartenere alla stessa natura?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un esempio potrebbe essere ciò che è accaduto al Festival di Sanremo?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Claudia</span>: Anche, ma sicuramente non è la cosa più grave. Ovunque ti giri vedi che ci sono molte donne che per trovare una scorciatoia, perché hanno pensato che usando il corpo si può avere successo, denaro, potere e molto di più annullano quello che molte di noi fanno da anni. Con un culettino che appare in tv il lavoro di anni di femminismo viene annientato, ma io voglio essere ottimista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La mia domanda è forse un po&#8217; stupida&#8230; se poteste scegliere un ruolo femminile in teatro che personaggio vi piacerebbe interpretare?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandra:</span> Vorrei sicuramente fare Nora di Ibsen, “Casa di Bambola”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Margherita:</span> Ah! A me piacerebbe fare Pandora de “Il vaso di Pandora”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Rita:</span> Giulietta! Non è vero! il mio sogno è fare Puk che tutti sostengono sia maschio ma non è detto, magari è femmina.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Claudia:</span> E&#8217; banale perché ho un personaggio nello spettacolo che si chiama nella stessa maniera, ma Dolly di “Hello Dolly” mi ha sempre fatto impazzire. Però ho la grande fortuna di interpretare una Dolly molto diversa!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attraverso il paradosso che messaggio volete lasciare al pubblico di stasera?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandra</span>: Il nostro è uno sguardo satirico, una critica che passa attraverso la risata. Questo spettacolo è molto divertente e la gente esce soddisfatta, speriamo esca anche pensante! Il compito della satira è di smontare gli stereotipi, i luoghi comuni e indurre le persone a riflettere. Noi stesse riflettiamo attraverso le cose che diciamo. Il nostro messaggio è che attraverso questa riflessione si vada verso un mondo più giusto, un mondo migliore. Il maschilismo è uno solo e lo alimentano sia gli uomini sia le donne. E&#8217; necessario che uomini e donne insieme vadano a smontare una serie di meccanismi per costruire una società più giusta, in cui vivere meglio entrambi. Una società paritaria in cui ci sia voglia di vivere insieme al di là di quegli schemi oramai obsoleti. La nostra speranza è questa.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Margherita</span>: Usando tutti gli strumenti che possono servire a una donna per esprimersi nel migliore dei modi. Come diceva Alessandra nello spettacolo c&#8217;è satira ma c&#8217;è anche poesia, leggerezza, capacità critica, autocritica e autoironia. Io credo che queste siano tutte grandi qualità delle donne, speriamo del genere umano ma soprattutto delle donne.</p>
<p align="right"><strong><em>HowL- La Redazione</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Foto di Pietro Magnani e Irene Ferri</strong></p>
<h2>Galleria fotografica</h2>
<ul class="galleria-fotografica"><li id="attachment-1"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/1Peter.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/1Peter-150x150.jpg" alt="1peter" /></a></li><li id="attachment-2"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/2renee.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/2renee-150x150.jpg" alt="2renee" /></a></li><li id="attachment-3"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/3peter.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/3peter-150x150.jpg" alt="3peter" /></a></li><li id="attachment-4"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/4peter.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/4peter-150x150.jpg" alt="4peter" /></a></li><li id="attachment-5"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/5renee.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/5renee-150x150.jpg" alt="5renee" /></a></li><li id="attachment-6"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/6renee.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/6renee-150x150.jpg" alt="6renee" /></a></li><li id="attachment-7"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/7peter.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/7peter-150x150.jpg" alt="7peter" /></a></li><li id="attachment-8"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/8peter.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/8peter-150x150.jpg" alt="8peter" 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		<title>Teatro delle Albe: intevista a Roberto Magnani e fotogallery</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 13:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia Notari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dov’è nato “Odisèa-lettura selvatica” e quale idea ha dato vita a questo spettacolo? E’ nato in Sardegna a Seneghe dove si svolge il Festival “Settembre dei Poeti”. Sono stato chiamato a leggere delle poesie di Raffaello Baldini, dove ho conosciuto Paolo Nori. Qui sono nate la voglia e l’idea di fare un lavoro individuale nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dov’è nato “Odisèa-lettura selvatica” e quale idea ha dato vita a questo spettacolo?</strong><a href="http://www.teatrobismantova.it/2012/03/teatro-delle-albe-intevista-a-roberto-magnani-e-fotogallery/396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n-2/" rel="attachment wp-att-7759"><img class="alignright size-medium wp-image-7759" title="396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n" src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>E’ nato in Sardegna a Seneghe dove si svolge il Festival “Settembre dei Poeti”. Sono stato chiamato a leggere delle poesie di Raffaello Baldini, dove ho conosciuto Paolo Nori. Qui sono nate la voglia e l’idea di fare un lavoro individuale nel quale utilizzare il dialetto come lingua di scena. All’inizio il progetto doveva prendere la forma di un’antologia dei grandi poeti romagnoli, poi si è trasformato nella sola lettura dell’Odisèa di Tonino Guerra.</p>
<p><strong>Non crede che un dialetto così stretto possa isolare la platea dal succo dello spettacolo?</strong></p>
<p>Come Compagnia abbiamo fatto “L’isola di Alcinaa”, uno spettacolo tutto in dialetto romagnolo, forse ancora più stretto di quello di Odisèa, e l’abbiamo portato ovunque, anche a New York e Mosca, eppure ha sempre avuto un successo clamoroso. Ad esempio quando si va all’opera ad ascoltare Wagner in tedesco, cosa si capisce? Tutto. Non è solo nella parola e nel linguaggio la sola via per comprendere. <strong></strong></p>
<p><strong>Quanto è contemporanea la storia dell’Odissea?</strong></p>
<p>E’ sempre contemporanea perché è la storia di un reduce, di un uomo che vuole tornare a casa dopo una guerra. In particolare, in questa riscrittura di Tonino Guerra, viene fuori una contemporaneità legata alla terra. Sparisce l’aurea mitica del racconto per lasciare spazio ad una consistenza più vera. Si parla di uomo che torna a casa e ha a che fare con delle cose estremamente concrete. Non sarebbe una storia che ha trapassato i secoli, se non contenesse una contemporaneità che non si distrugge mai. Proprio per questo è un grande testo classico: sa viaggiare nel tempo.</p>
<p><strong>Ha un particolare significato l’inizio della rappresentazione col buio?</strong></p>
<p>Per il Teatro delle Albe il teatro ha a che fare col sogno. Ci piace pensare al teatro come quel momento di dormiveglia in cui ci si sta svegliando ma ci sono ancora quei sogni che confondono la testa, perciò non si riesce a capire se le cose sognate fossero vere o meno: è una terra di limite. In questo spettacolo si parla di fantasmi, spettri perciò è questa l’idea che si vuole dare, come se fosse un sogno. Sebbene l’attore sia in carne ed ossa, incarna la figura del fantasma. Questo buio era un accompagnare il pubblico ad entrare in una terra di sogno.</p>
<p><strong>Perchè ha deciso di utilizzare il dialetto per uno spettacolo?</strong></p>
<p>Qual è la lettura che da? In realtà con questa lingua è come indossare una maschera. E’ dialetto, ma è una lingua, una lingua di scena. In Italia i dialetti di scena sono il veneto di Goldoni e il napoletano di De Filippo. La compagnia delle Albe, “i miei fratelli maggiori”, da anni lavora sul dialetto facendolo diventare lingua di scena, proprio appoggiandosi ad una schiera di nuovi poeti venuti fuori dopo Tonino Guerra dalla Romagna. Quando si parla di creare un personaggio, si intende costruire una maschera. Il dialetto, avendo io la possibilità di utilizzarlo perché provengo da un paese di campagna della Romagna, mi ha dato proprio l’occasione di costruirmi una maschera.</p>
<p><strong>Il Teatro della Albe realizza e porta avanti con diverse scuole laboratori teatrali intitolati “Non Scuola”. Avete utilizzato anche con i giovani questa lingua?</strong></p>
<p>Noi usiamo sempre il dialetto, ma non solo romagnolo: tutti i dialetti. La prima cosa che chiediamo al primo incontro sono le lingue e i dialetti, chi li sa parlare. E’ ricchezza linguistica. In uno spettacolo del laboratorio Non Scuola siamo in grado di mischiare tantissime varietà linguistiche. Nell’Ubu che abbiamo portato in scena c’erano l’italiano “sporco”, dato che non recitavamo in dizione, il dialetto romagnolo purissimo della campagna e addirittura il dialetto senegalese. E’ un brulicare di lingue. Sul palco è possibile fare questo e secondo noi è anche bello. E’ certamente la prima cosa che chiediamo anche perché oggi nelle scuole ci sono molti studenti stranieri. Adesso stiamo facendo un progetto a Venezia dove lavoriamo in diverse zone della città. In periferia la maggior parte sono stranieri: nigeriani, moldavi, turchi.. è una cosa bellissima. In centro, invece, sono tutti tipici cognomi del capoluogo veneto. Anche loro sono bravissimi: ognuno è particolare a suo modo. <strong></strong></p>
<p><strong>Riguardo i dialetti, lingue che caratterizzano il nostro Paese, si ha il timore che si estinguano a causa del trascorrere delle generazioni. Sarebbe grave questo? Cosa perderebbe l’Italia?</strong></p>
<p>Credo sarebbe una perdita grave, come ogni perdita lo è. Però allo stesso tempo non credo possa trattarsi di una vera perdita. Nulla si crea, nulla si distrugge. Credo piuttosto che qualcosa si possa trasformare. Si può lavorare con un dialetto purissimo, però ad esempio c’è un poeta, Giovanni Nadiani, che scrive sul fatto che un dialetto così remoto ormai non esiste più, è una menzogna. Tant’è vero che io ho dovuto recuperarlo attraverso i poeti, non si parla più così, nemmeno a casa. Lui, allora, ha iniziato a scrivere poesie e monologhi teatrali mettendo nel dialetto tutti i nomi inglesi di uso oggi comune oppure descrivendo situazioni contemporanee: una cinese che lavora al Mc Donald oppure un anziano russo che con la sua badante ucraina guarda il Grande Fratello. E’ come un imbastardimento del dialetto, perché in realtà si sta modificando. E’ una lingua viva, non è morta. E’ viva perché si modifica.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>HowL  - La redazione</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Foto di Pietro Magnani e Irene Ferri</strong></p>
<h2>Galleria fotografica</h2>
<ul class="galleria-fotografica"><li id="attachment-1"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n-150x150.jpg" alt="396334_325404467507100_245895822124632_935338_1869436205_n" /></a></li><li id="attachment-2"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/417000_325404297507117_245895822124632_935332_935880567_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/417000_325404297507117_245895822124632_935332_935880567_n-150x150.jpg" alt="417000_325404297507117_245895822124632_935332_935880567_n" /></a></li><li id="attachment-3"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/417710_325404420840438_245895822124632_935336_1459707031_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/417710_325404420840438_245895822124632_935336_1459707031_n-150x150.jpg" alt="417710_325404420840438_245895822124632_935336_1459707031_n" /></a></li><li id="attachment-4"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/420155_325404397507107_245895822124632_935335_252336885_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/420155_325404397507107_245895822124632_935335_252336885_n-150x150.jpg" alt="420155_325404397507107_245895822124632_935335_252336885_n" /></a></li><li id="attachment-5"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/422158_325404167507130_245895822124632_935329_1013275671_a.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/422158_325404167507130_245895822124632_935329_1013275671_a-150x150.jpg" alt="422158_325404167507130_245895822124632_935329_1013275671_a" /></a></li><li id="attachment-6"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/425531_325404364173777_245895822124632_935334_581210623_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/425531_325404364173777_245895822124632_935334_581210623_n-150x150.jpg" alt="425531_325404364173777_245895822124632_935334_581210623_n" /></a></li><li id="attachment-7"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/426348_325404450840435_245895822124632_935337_1265088239_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/426348_325404450840435_245895822124632_935337_1265088239_n-150x150.jpg" alt="426348_325404450840435_245895822124632_935337_1265088239_n" /></a></li><li id="attachment-8"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/427023_325404244173789_245895822124632_935330_1280629768_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/427023_325404244173789_245895822124632_935330_1280629768_n-150x150.jpg" alt="427023_325404244173789_245895822124632_935330_1280629768_n" /></a></li><li id="attachment-9"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/430580_325404344173779_245895822124632_935333_106551899_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/430580_325404344173779_245895822124632_935333_106551899_n-150x150.jpg" alt="430580_325404344173779_245895822124632_935333_106551899_n" /></a></li><li id="attachment-10"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/432005_325404264173787_245895822124632_935331_1120568974_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/03/432005_325404264173787_245895822124632_935331_1120568974_n-150x150.jpg" alt="432005_325404264173787_245895822124632_935331_1120568974_n" /></a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Beaux arts string trio: intervista e fotogallery</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 18:08:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Zobbi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Siete di tre nazionalità diverse, ma dov’è nato questo trio? Joaquín Palomares: Questo trio è nato in Spagna, perché è sempre un problema organizzare concerti con un pianoforte per motivi di spazio e a volte manca proprio il pianoforte, ad esempio nelle chiese, e c’è sempre il problema del pianoforte, mentre un trio d’archi lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Siete di tre nazionalità diverse, ma dov’è nato questo trio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Joaquín Palomares:</span> Questo trio è nato in Spagna, perché è sempre un problema organizzare concerti con un pianoforte per motivi di spazio e a volte manca proprio il pianoforte, ad esempio nelle chiese, e c’è sempre il problema del pianoforte, mentre un trio d’archi lo puoi mettere dove vuoi e si può fare una musica molto interessante, e il trio d’archi è una formazione molto interessante, questo è il motivo per cui siamo nati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Leggendo le vostre biografie ho notato che girate continuamente il mondo per lavoro, e avete conosciuto varie tradizioni musicali differenti, ma qual è quella che più siete legati e perché?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> La tradizione musicale che preferisco è quella tedesca, assolutamente. E’ la musica che m’interessa di più, tutta la tradizione austriaca e tedesca, cioè tutto l’ottocento a partire da Mozart, Beethoven, Schumann e Brahms, secondo me è il mondo più interessante da studiare e approfondire.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Joaquín Palomares:</span> Anch’io la penso così. Ho scoperto il mondo del romanticismo con Brahms e Schumann, e dopo aver lavorato su tutte queste opere credo che un musicista si riafferma musicalmente e tecnicamente, si capisce il senso della musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Paul Cortese:</span> Anche a me piacciono questi compositori. Oltre a questo però ascolto tanta musica jazz, fusion, e mi piacciono tanto i Black Eyed Peas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ne pensate della musica classica italiana attuale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> Penso che è un momento non semplice, e anche i nostri compositori fanno molta fatica a comporre, perché siamo in un periodo storico in cui l’Italia soffre moltissimo come nazione, e quindi anche i compositori nelle loro composizioni ci sono molte situazioni estreme di conflitto. Oltretutto c’è poca possibilità di fare ascoltare queste musiche, perché le occasioni stanno diminuendo per grandi tagli alla cultura da parte di tanti governi, ed è un grosso problema per la cultura e l’arte italiana. E anche i compositori, cui solitamente venivano commissionate delle composizioni dai teatri, oggi lavorano meno, perché con la mancanza di fondi è diventato tutto più complicato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo lei la qualità a che livello è ora?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> La qualità è buona, in generale è abbastanza buona. Ma il problema è che sono pochi quelli che riescono a comporre, e ci sarebbero persone con talento che non compongono perché sennò non riescono a mangiare, e quindi piano piano non smettono di comporre. Perciò non a tutti viene data la possibilità di esprimersi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conosce Giovanni Allevi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> <em>(ride)</em> Sono nato ad Ascoli Piceno e quindi è un mio concittadino…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ne pensa delle opinioni espresse dai critici musicali che, da quanto ho letto sui giornali, considerano la musica di Allevi banale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> Ero molto curioso all’inizio, e per capire questo fenomeno sono andato a un suo concerto, perché è importante essere sempre aggiornati. Devo dire che questa persona ha indovinato come far successo, in Italia e in questo periodo; quindi grande merito per questa grandissima operazione di marketing che lui ha saputo fare. Musicalmente però ho dei forti dubbi, perché indubbiamente le sue composizioni non hanno nulla di nuovo, non vedo nulla di così particolare e interessante. Io l’ho sentito e dopo i primi tre minuti ho detto “ah, carina questa cosa!”, solamente che questo concerto è durato un’ora e un quarto. Ovviamente il pubblico era in visibilio, però è perché lui racconta e dice le sue storielle durante il concerto, un personaggio che ha costruito un’immagine particolare in cui i giovani si ritrovano molto, dove lui ha gli stessi problemi loro, e vive questa realtà difficile del mondo d’oggi. La cosa strana è che lui è venuto fuori a 35 anni, quando lui si è diplomato a 21/22 anni, invece lui ha avuto un’ascesa dopo i 32 anni, pare dietro grosse spinte di marketing e della moglie, che è una grossa manager, e lui ha approfittato di questa occasione. Sinceramente non ha nulla di così profondo, ma nel mondo d’oggi ha indovinato la cifra per “bucare lo schermo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha detto il mondo di oggi, cosa intende? Che il pubblico si aspetta di meno dalla musica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> Esatto, e oltre a questo non è abituato ad approfondire. Purtroppo è un mondo che nonostante le possibilità culturali che ci sono, come internet e le biblioteche, devo dire che la cultura generale è un po’ in secondo piano, come accade anche nella scuola. Non credo che ci siano molte persone preparate culturalmente, perché purtroppo fanno carriera e soldi persone che non sanno nulla, ma diciamo che hanno altri talenti in altre cose, e neanche le persone che ci rappresentano hanno una grossa cultura, a partire dai nostri politici. Se penso ai politici di 30 o 40 anni fa, con tutti i loro difetti che però ognuno di noi ha, erano persone con tutt’altra cultura, mentre oggi c’è troppa gente che ci rappresenta e sa poco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo voi, in questi anni non abbiamo rischiato di mettere Mozart, Beethoven e i grandi della musica classica su un piedistallo considerandoli irraggiungibili e mai umani?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> Oggi c’è la possibilità di conoscere meglio la vita di questi grandissimi tramite delle lettere, e tramite queste lettere si può andare un po’ a fondo.  Ovviamente la comunicazione era diversa, un tempo s’inviavano le lettere e ora solo le e-mail, ma tramite internet ora questo è possibile. Indubbiamente erano persone speciali, anche oggi ci sono persone speciali, è vero, però devo dire che c’è molta più confusione oggi. Non bisogna dimenticarsi però che anche questi geni hanno sofferto in vita, e spesso sono diventati famosi dopo la loro morte. Oggi c’è la possibilità di conoscere molte cose su di loro, e forse la storia gli ha dato ragione. Si guarda l’ottocento in altro modo oggi, perché quando si vive un secolo non è così semplice, anche i musicisti del novecento ormai si sa che sono stati grandi, ma allora magari non si piazzavano neanche ai concorsi a cui si iscrivevano, e quindi avevano grossi problemi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Paul Cortese:</span> C’è un libro molto interessante di Nicolas Slonimsky che si chiama “Lexicon of Musical Invective” nel quale sono riportate tutte le critiche musicali di tutti i tempi, e in questo libro viene spiegato cosa si diceva all’epoca di questi grandi compositori, pensate che c’erano dei musicisti che non volevano assolutamente suonare le composizioni di Beethoven, e quasi mai hanno detto qualcosa di bello. Era una musica troppo strana per l’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa sera avete suonato alcune composizioni di Beethoven, qual è la composizione che più vi emoziona? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Francesco Pepicelli:</span> E’ difficile rispondere a questa domanda, magari però quello che mi emoziona di più è il brano che sto suonando in quel momento. Ci sono troppi pezzi di Beethoven che mi piace.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Paul Cortese:</span> Condivido quello che dice Francesco.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Joaquín Palomares:</span> Anche secondo me. Oggi mi emoziono molto anche quando ascolto la musica di Astor Piazzolla, ma dipende molto dal periodo della tua vita, io ad esempio vent’anni fa davo importanza ad altre composizioni. Quindi i gusti musicali si evolvono assieme alla vita, perché durante gli anni si scoprono sempre nuove composizioni, e tutto ciò dipende dalla vita di ognuno.</p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong><em>HowL – La Redazione</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><strong>Foto di Pietro Magnani &amp; Irene Ferri</strong></p>
<h2>Galleria fotografica</h2>
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		<item>
		<title>Compagnia Mamimò: intervista e fotogallery</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 15:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia Notari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio news]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando e perché è nato questo spettacolo? Giovanni: Questo spettacolo è nato nel 2008. E&#8217; nato perché siamo incappati in questo testo e già qualche anno fa era estremamente attuale, adesso siamo nella crisi a piedi pari ma non è iniziata né ieri né ieri l&#8217; altro, s&#8217;intravedeva già tempo fa. Era una drammaturgia contemporanea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quando e perché è nato questo spettacolo?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Giovanni</span>: Questo spettacolo è nato nel 2008. E&#8217; nato perché siamo incappati in questo testo e già qualche anno fa era estremamente attuale, adesso siamo nella crisi a piedi pari ma non è iniziata né ieri né ieri l&#8217; altro, s&#8217;intravedeva già tempo fa. Era una drammaturgia contemporanea e noi avevamo voglia di misurarci con una drammaturgia di questo tipo, questa è stata la prima. Venivamo da testi classici in quel periodo. Massimo Navone, il nostro regista ci ha dato questa opportunità. I temi erano moderni con  un linguaggio attuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E&#8217; stato difficile fare uno spettacolo di stretta attualità?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: E&#8217; uno spettacolo che parla di attualità ma i fatti rappresentati sono accaduti del 1996. E&#8217; ispirato a una storia vera, tutti i personaggi sono ispirati a personaggi reali, la clinica esiste veramente in Svizzera.</p>
<p>Erano tantissimi i casi di manager licenziati che vivevano queste crisi d&#8217; identità. Loro univano la loro identità personale con quella di lavoratori: Urs Vidmer, il drammaturgo ha elaborato moltissimo materiale, questa è una scrematura, la drammaturgia originale è molto più ricca.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maurizio</span>: Lui è un giornalista, nasce giornalista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il mondo che rappresentate è reale, cosa ne pensate?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Chi risponde?</p>
<p>(risa)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Lei Krause cosa ne pensa?</p>
<p>(risa)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Giovanni</span> : Forse è un po&#8217; presto&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Allora lei Sig. Deer che è appena arrivato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Va bene. Il mondo rappresentato mi sembra un po&#8217; di cartapesta come le identità che si sono creati questi personaggi. Prima Marco diceva che questi personaggi si identificavano con il loro lavoro, nel momento in cui si sentono dire: “Tu sei licenziato” il riflesso diventa “Io non esisto”. Se io lavoro e il mio lavoro non c&#8217;è più allora automaticamente io smetto di essere. La cosa è preoccupante e rischiamo ogni giorno di caderci e iniziare a identificarci con il nostro lavoro e metterci, alle prime difficoltà, in discussione noi, come persone. La situazione della clinica a volte mi sembra assolutamente surreale e anche la comicità che ne deriva è assolutamente surreale. I personaggi vivono delle situazioni anche molto toccanti, profonde e dolorose ma vista da fuori la situazione appare buffa e paradossale: questi personaggi sono davvero capitati su un altro pianeta! Sono scollegati dalla realtà e questo visto da fuori fa veramente ridere&#8230; nella tristezza, è un riso amaro. Mi chiedo se sia un rischio che corriamo anche tutti noi oggi? Credo che la risposta sia: sì!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: E&#8217; l&#8217; inizio di quella che è diventata l&#8217; ondata di precariato. Quando hanno iniziato a crollare anche i posti più importanti, quelli dei manager delle aziende, bhè, abbiamo capito che chiunque, qualunque posto occupasse, potesse essere messo in discussione. Poi sono arrivati i contratti che hanno messo in discussione il lavoro di tutti. Questo testo è stato rivoluzionario&#8230; Fino ad allora, noi siamo più vecchi e ci ricordiamo gli anni &#8217;80 e &#8217;90 e il periodo del Boom Economico, il tuo posto di lavoro da dirigente ti dava dei privilegi e ti forniva un “modo” di stare in società. Tu eri chiamato con il tuo ruolo, non con il tuo nome proprio di persona (Direttore, Cavaliere&#8230;). Nel momento in cui perdi la qualifica: chi sei? C&#8217;era gente che faceva di tutto per arrivare a quella qualifica, a quel posto, perché quello era un obbiettivo, un obbiettivo vitale, in cui investire tutto quanto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Qui si parte dal dire che queste persone sono state licenziate e perdono così la loro presunta identità ma il problema non è solo quello del licenziamento, il problema esisterebbe comunque, anche se queste persone il lavoro lo avessero. A volte i testi che parlano di problematiche di questo tipo ci presentano problemi di strati sociali diversi, operai, e anche problemi diversi come per esempio quello della sicurezza sul lavoro, problemi molto seri però diversi. Il problema di queste persone però sussisterebbe comunque, anche se non perdessero il lavoro: qui la perdita del posto è una fortuna, diventa per loro un&#8217; opportunità per guardarsi dentro e vedere se ci sono altri valori che possono prendere quel posto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span> (Citando una battuta dello spettacolo): Recuperare la parte più autentica di voi stessi&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sara</span>: Rispetto a quello che diceva prima anche Alessandro in realtà quello che io trovo paradossale è il processo dentro al quale loro sono inseriti. Paradossalmente anche io mi identifico completamente con il mio lavoro, in questo non sento questa differenza. La differenza per me sta nel fatto che mentre il loro lavoro e il mondo in cui lavorano li porta a una alienazione e quindi a un distacco totale dalla propria persona, nel lavoro che facciamo noi il processo è completamente opposto, va verso una riconquista totale e intima di quello che siamo noi, dei nostri sentimenti e della nostra propria persona e credo che in questo senso sia un regalo. Quando penso che il loro modo di lavorare è quello di mettere delle maschere mentre noi lavoriamo per toglierle, bhè, tutto questo mi sembra paradossale. Per esempio il monologo del mio personaggio, Julika Jenkis, mi piace tantissimo. Lei  sarebbe felice di essere un    guardia no di animali per avere finalmente a che fare con qualcosa di vero, quando parla della merda vuole dire quello, tornare finalmente a qualcosa di naturale, che puzza. C&#8217;è un pezzo che noi abbiamo tagliato ma che è presente nella drammaturgia originale , dice: “Un gorilla è come un essere umano poco dopo la creazione”, questo voglio dire. Julika cerca un ritorno alla natura, all&#8217; animalità nel senso più buono puro e sano del termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Possono davvero essere utili le strane tecniche usate dal Dottor Wrange?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Bhè noi non siamo psicologi&#8230;</p>
<p><strong>Questo è vero però è comunque un modo a mio parere un po&#8217; assurdo di risolvere i problemi o almeno noi non siamo abituati a vedere queste tecniche&#8230; Io non credevo neanche che questa clinica esistesse davvero.  </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Innanzi tutto non si chiama clinica ma “Centro di Ricollocamento e Riqualificazione”. Insieme a tutto questo ci sono anche dei corsi di aggiornamento professionale per essere al passo coi tempi. Di fatto però questo è un meccanismo che è utile per fare in modo che le persone vedano loro stessi davanti a loro e che ritrovino, io lo dico spesso in scena, “la parte più autentica di voi stessi”. Detto questo per gli attori ci sono davvero una serie di addestramenti per “ritrovare la parte più autentica” perché comunque tutti noi viviamo con una parte più autentica e una parte prestazionale. Vogliamo essere i migliori, siamo in competizione con tutti gli altri&#8230; Poi c&#8217;è invece una parte, che a noi permette di recitare e ci permette di essere toccati veramente, una parte più fragile, più intima, legata alla nostra esperienza personale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Cecilia</span>: Più banalmente, anche non essendo noi psicologi, nel nostro mestiere, quando insegniamo io mi rendo conto che gli esercizi che propone il Dottor Wrage sono esercizi teatrali che se proponi a un gruppo di allievi o a un gruppo di persone possono permetterti di  vedere dei cambiamenti reali  perché ti danno degli strumenti che non pensavi di avere.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Molte aziende fanno corsi di teatro.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: In maniera molto più dolce!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Com&#8217;è essere attori in un momento così difficile dal punto di vista economico?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sara</span>: Io ho la mia risposta ironica ma magari non scrivetela&#8230; Per me è meraviglioso perché ormai c&#8217;è così tanta crisi che qualunque mestiere tu faccia è uguale quindi tanto vale fare qualcosa che ti piace</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: No scrivetela! Probabilmente è la cosa più importante da dire.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Mio padre era molto spaventato da questa mia scelta, nota famigliare, quando ha capito che la mia strada sarebbe stata quella del teatro: Pensava alla precarietà, al poco lavoro&#8230; Noi con il nostro lavoro siamo riusciti a crearci una situazione che ci permette, rispetto a molti altri, un po&#8217; di regolarità, se non altro perché siamo un gruppo. Un lavoro molto duro, molto intenso&#8230; Ho detto a mio padre: “Papà ma ti rendi conto che restano a casa gli architetti? Gli ingegneri? I laureati in economia?” . Io credo che davvero abbia ragione Sara, tanto vale  fare quello che piace. Siamo a un punto in cui davvero dobbiamo allontanare l&#8217; idea del posto fisso perché per un po&#8217; non sarà così!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Il sistema economico è in crisi perché l&#8217; umanità ha preso quello come modello e adesso questo sistema è in crisi. Se noi avessimo in testa quel modello economico probabilmente faremmo un altro mestiere&#8230; Noi cerchiamo di adoperarci con l&#8217; Arte di migliorare l&#8217; essere umano e proponiamo un&#8217; alternativa a tutto questo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Proponiamo delle domande e alimentiamo il dibattito.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sara</span>: La crisi non è economica,la Crisi è quando vivi in una società in cui hai un impoverimento dell&#8217; anima tale per cui non puoi farci niente, per me quella è la vera Crisi. Se si tratta di mangiare puoi fare un lavoro qualsiasi nella vita per avere i soldi materiali per mangiare. Credo che i problemi di “devastazione”, tra virgolette, di cose più intime e interne che per me caratterizzano l&#8217; animo umano siano incurabili. C&#8217;è una perdita totale e un inversione dei sistemi di valori, nelle relazione con gli esseri umani, con le persone&#8230; alla ricerca di qualcosa che non fa parte intimamente di noi, dell&#8217; uomo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Un consumo dei rapporti umani.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Cecilia</span>: Anche perché nonostante la crisi il lavoro dell&#8217; attore è sempre stato precario, siamo i precursori dei precari. Sai che fai sei mesi una cosa&#8230; Siamo un caso eccezionale.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Pensate che in Italia non c&#8217;è un decreto che regolamentarizza il teatro dal vivo: non è mai stata fatta.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maurizio</span>: C&#8217;è un decreto regio del &#8217;35.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Cecilia</span>: Crisi o meno però quello per cui lotterei davvero è il fatto che il nostro mestiere sia riconosciuto come tale perché la cultura e l&#8217; arte sono sempre più impoveriti. Non c&#8217;è più la disoccupazione per gli attori&#8230; Era l&#8217; unica cosa che ci faceva sentire lavoratori e non naif, bohemien.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: La crisi di per sé io non credo che sia un male. Ci sono stati anni in cui il benessere era incredibile, adesso in vent&#8217;anni anni sono spariti i soldi, il lavoro, i valori, i principi. Avranno fatto razzia&#8230; Da qualche parte saranno finiti! Se dobbiamo ricostruire una società: facciamolo. Ognuno si prenda la sua parte di responsabilità. Gli artisti si occuperanno dei valori e della poesia, gli ingegneri dei ponti&#8230; Facciamolo!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Un momento per cambiare.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Un problema di questa crisi è che nessuno pensa al futuro. Se tu domani non avrai un lavoro non è colpa tua è perché qualcuno non ha pensato che fra vent&#8217; anni ci sarebbe stata della gente giovane. A nessuno fregava niente, prendevano i soldi e scappavano in Argentina dopo aver fatto per vent&#8217; anni i presidenti di aziende gas e acqua.  Questi nostri Padri Fondatori della Crisi noi li ringraziamo e li mandiamo cordialmente&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Alessandro</span>: Ci lasciano una grande sfida.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Marco</span>: Noi cerchiamo di non  ricostruire la società con quegli stessi principi</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Maurizio</span>: Io voglio simpaticamente augurare a tutti quelli che sono scappati in Argentina con i nostri soldi di andarsene direttamente a fare in culo.</p>
<p><strong>E noi condividiamo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em> <strong>Howl La Redazione</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Foto di Pietro Magnani e Irene Ferri</strong></p>
<h2>Galleria fotografica</h2>
<ul class="galleria-fotografica"><li id="attachment-1"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/02/cmpagnia-mamimo.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/02/cmpagnia-mamimo-150x150.jpg" alt="cmpagnia-mamimo" /></a></li><li id="attachment-2"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/02/406509_318662081514672_245895822124632_918106_929353391_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img src="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/02/406509_318662081514672_245895822124632_918106_929353391_n-150x150.jpg" alt="406509_318662081514672_245895822124632_918106_929353391_n" /></a></li><li id="attachment-3"><a href="http://www.teatrobismantova.it/wp-content/uploads/2012/02/408165_318662264847987_245895822124632_918112_1393024513_n.jpg" class="lightbox" rel="galleria"><img 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