“Il mio piccolo mondo” – Intervista e fotogallery dello spettacolo

(Intervista ad Andrea Menozzi)

Parlaci del tuo primo ricordo da clown.

Il mio primo ricordo da clown è collegato ad una delle mie prime improvvisazioni durante uno stage residenziale.Ricordo la sensazione che avevo mentre osservavo le mie mani.Mi sono accorto di quanto meravigliose siano,di quanti e quali movimenti possano fare,di tutto quello che è possibile esprimere con un solo dito.

Come definiresti il tuo cervello?

Curioso,ottuso,instancabile,collaborativo,aperto,chiuso,partecipe,defilato.

Quanto è importante il tema del significato degli oggetti e del loro valore all’interno dello spettacolo?

Gli oggetti hanno un valore fondamentale sulla scena.Quello che cerco di fare a proposito del loro significato, è fare in modo che il pubblico trovi il proprio riferimento.Ogni oggetto ha un significato a seconda di come lo si utilizza,da come lo si guarda,da quale momento lo si utilizza.Sono infinite le possibilità che possono dare gli oggetti e proprio per questo credo che si debbano utilizzare con molta attenzione.

In che modo musica, fisicità e teatralità possono diventare elementi in grado di rivalutare gli oggetti da riciclare?

Il clown da vita a qualsiasi oggetto in modo del tutto naturale non fermandosi all’apparenza, l’oggetto stesso perde il suo naturale scopo. Il clown vive e vede in modo stra-ordinario in modo sincero e appassionato.

Si definisce un artista ‘essenziale’, per quale ragione questa scelta? Cosa riesce a cogliere lo spettatore dall’essenziale?

L’essenziale fa parte di tutti,tutti si possono riconoscere nelle cose semplici.Abbiamo già tutto quello che ci serve,abbiamo un oggetto/soggetto chiamato corpo,il resto credo che non debba coprire ma anzi mette in valore,in evidenza.Questo è il ruolo degli oggetti secondo il mio modo di fare teatro.

Il pubblico di conseguenza spesso si accorge che con poco si può fare tanto.

Che sensazione ha provato domenica 20 gennaio ritornando sul palco del Teatro Bismantova, dove fino a pochi anni fa, lo ricordiamo, era docente della scuola di teatro del Teatro?

La sensazione è sempre molto positiva.Per me è molto importante lavorare sul territorio e sono molto fiero di lavorare con una realtà come il Teatro Bismantova. Ci tengo molto a portare il mio punto di vista su un linguaggio che fonde musica, movimento, passione e comicità. In futuro mi piacerebbe molto poter dare la possibilità di conoscere il clown a ragazzi e ragazze. Il clown permette di esprimersi per come si è fatti senza nessun compromesso, l’unico compromesso è accettare se stessi pienamente.

Come viene visto un mondo fatto di rifiuti da parte di un clown?

Come già ho detto il clown ricicla naturalmente, inconsciamente.

Hai avuto la possibilità di lavorare anche all’estero. Hai riscontrato differenze rispetto al pubblico italiano?

Le differenze sono notevoli! Beh intanto il clown all’estero è considerato un mestiere come un altro e quindi il tuo lavoro viene rispettato e considerato, sia che tu lo faccia in teatro che in strada. Ci sono molte più possibilità di esibirsi, non viene considerato solo per i bambini e la qualità spesso è molto molto più alta.

(Foto di Erica Spadaccini)

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