L’amore che resta

il 09-02-2012

21

4

Usa

Gus Van Sant

2011

95

Henry  Hopper  Enoch Brae
Mia  Wasikowska  Annabel Cotton
Ryô  Kase  Hiroshi
Schuyler  Fisk  Elizabeth Cotton
Jane  Adams (II)  Mabel Tell
Lusia  Strus  Rachel
Chin  Han  Dott. Lee
Kyle  Leatherberry  Elliot
Jesse  Henderson  Alger Cofax
Colton  Lasater  Ozzie
Victor  Morris  Joseph

Trama La giovane Annabel Cotton è animata da un eccezionale amore per la vita e la natura, nonostante sia affetta da un cancro che ha drammaticamente segnato il suo destino. Ad un funerale, Annabel conosce Enoch Brae, un coetaneo che dopo la morte dei genitori ha invece perso ogni interesse – a parte frequentare cerimonie funebri – e che come unico amico ha il fantasma di un kamikaze giapponese della II Guerra Mondiale. Il loro incontro sfocerà in una delicata storia d’amore ed Enoch farà di tutto per rendere gli ultimi giorni di Annabel tanto intensi da esorcizzare la morte e cercare di sconfiggerne l’amaro destino.

Critica “Chi non ‘bara’ è (…) Gus Van Sant, il cui ‘Restless’ ha inaugurato (con scroscianti applausi finali) la sezione ‘Un certain regard’. L’idea del film è di Bryce Dallas Howard (e infatti produce la società del padre Ron) e la sceneggiatura di Jason Lew, eppure Van Sant riesce a fare totalmente propria la storia di due adolescenti ossessionati dalla morte. (…) Il tema non potrebbe essere più melodrammatico (ricordate ‘Love Story’?) eppure il regista riesce a trasmettere tutta la delicatezza e a volte anche la leggerezza che lo contraddistinguono non per banalizzare un tema così tragico ma piuttosto per raccontare il parallelo percorso di due adolescenti che dovranno scegliere tra la vita e la sua negazione. Grazie anche a due attori, l’esordiente Henry Hopper (figlio di Dennis) e Mia Wasikowska (l’Alice di Tim Burton), decisamente in stato di grazia.” (Paolo Mereghetti, ‘Il Corriere della Sera’, 13 maggio 2011)

“Senza perdere leggerezza né profondità, perché il regista di ‘Last Days’ e ‘Paranoid Park’ ha il dono della grazia e riesce a rendere lieve e sognante anche questa love story a tempo determinato. Con tutta la sua bellezza e il suo buonumore, infatti, l’incantevole Annabel ha solo tre mesi di vita. In quei tre mesi Enoch dovrà imparare ad amarla, a perderla, e a fare i conti col dramma familiare che si porta dentro. In un susseguirsi di momenti ironico-macabri e momenti della verità che fra puntate alla morgue, passeggiate al cimitero, notti di Halloween, ma anche immagini dell’atomica su Nagasaki, fanno prendere molto sul serio questo film dal tocco lieve e inconfondibile. Rendendo ancora più commovente la dedica finale a Dennis Hopper, padre del protagonista Henry.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 13 maggio 2011)

“Gus Van Sant, dopo ‘Elephant’, col quale qui a Cannes vinse la Palma d’Oro, ci offre questa volta l’immagine di una giovinezza più dolce, morbida, intaccata dal dolore, ma decisamente più aperta agli affetti. In ‘Restless’, prodotto da Ron Howard e dalla figlia Bryce Dallas, il regista americano che continua ad aggiungere capitoli al suo romanzo sui lati oscuri dell’adolescenza, dirige con più leggerezza del solito Mia Wasikowska (I’Alice di Tim Burton) ed Henry Hopper (figlio di Dennis, icona del cinema indipendente americano) in una storia d’amore fuori dai canoni. (…) Come a dire che quando l’esistenza è ricca di amore, non sono necessarie nemmeno le parole per commemorare i propri cari a un funerale: basta un semplice sorriso, radioso e sorpreso nel trovare tanta pace in fondo al cuore.” (Alessandra De Luca, ‘Avvenire’, 13 maggio 2011)

“Ci voleva il più indipendente dei registi americani per prendere a sberle la tranquillità festaiola della Croisette. Quello di Gus Van Sant è uno dei film più «religiosi» (le virgolette sono importantissime) visti negli ultimi anni, una pellicola virilmente cristiana per il piglio con cui dà stoffa alla polpa e all’anima delle cose, soprattutto a quelle ultime. Senza trucco e senza inganno, senza sconti ma con sobria e antica ‘pietas’, mostra come s’impara a convivere con la morte, la nostra e quella delle persone che amiamo. Se è vero che il dolore è solitudine e chiede condivisione e rispetto, ci vuole coraggio a trasformarlo in un inno alla gioia (di vivere). Sbriciolando le emozioni dentro la pellicola con una leggerezza che per altri registi è puro miraggio, Gus Van Sant ci è riuscito in maniera magistrale. Un’opera bella, onesta, nobile Il suo film si intitola ‘Restless’ (‘Senza riposo’) è bello, onesto e nobile e ha inaugurato ieri la sezione collaterale ‘Un certain regard’, sorta di serie B rispetto al concorso vero e proprio, quello che assegna la Palma d’Oro.” (Marco Dell’Oro, ‘L’Eco di Bergamo’, 13 maggio 2011)

“Il figlio di Dennis Hopper è tale e quale a papà Dennis, senza la moto e con certe redingote vintage. (…) Mia Wasikowska appare più in forma di quando girava ‘Alice in Wonderland’ accanto a Johnny Depp, e con i capelli corti somiglia in maniera impressionante a Carey Mulligan. Non sembra neanche un film di Gus Van Sant. E invece il nostro insiste, concedendosi zuccherosità da dramma ospedaliero, amori in extremis, moribondi che insegnano a vivere. Glielo si perdona soltanto perché un altro film con soli efebi visti di spalle, dopo ‘Elephant’ e ‘Paranoid Park’, sarebbe stato troppo.” (Mariarosa Mancuso, ‘Il Foglio’, 13 maggio 2011)

“Toccata senza fuga. Perché Gus Van Sant resta nel genio, specie suonando le corde più delicate dell’umano vivere, che include il morire. Congeniale gli è da sempre il territorio dell’adolescenza ‘restless’, inquieta, qui incarnata nella bizzarria di Enoch e Annabel, due giovani ‘ai bordi’, e diversamente intimi con la morte. Lui ama frequentare funerali, lei sta ‘darwinianamente’ organizzando il proprio. Si innamorano ed esplorano la vita piena, dove tutt’attorno appare esangue e terminale. Gli echi romantici esplodono tra Shakespeare e ‘Love Story’, ma è l’ironia lucida a segnare il passo, mai pienamente ceduto al mélo o all’autocompiacenza del dolore. L’Oltre è già qui. Debutto produttivo di Bryce Dallas Howard, nasce dal soggetto di un suo compagno di college. Il convocato Van Sant lo dirige come fosse proprio, la mano chirurgica è perfetta, la fragilità dei corpi intatta. Interpretazioni memorabili, e la Wasikowska (…) è prodigiosa. Da vedere, senza timor doloris.” (Anna Maria Pasetti, ‘Il Fatto Quotidiano’, 6 ottobre 2011)

“Love story estrema tra due ragazzi di fragile equilibrio psichico, lei anche malata. Due splendori nell’erba con gli straordinari Mia Wasikowska e Henry Hopper, la rivelazione. Manna romantica per l’occhio algido di Gus Van Sant che continua ad esplorare il mondo teenager sull’orlo di un burrone pieno di esangui adulti: ai disperati eroi fan da cornice eleganti funerali e i colori autunnali dell’Oregon in un film che con grande leggerezza esplora il profondo di una disperazione venuta da lontano.” (Maurizio Porro, ‘Il Corriere della Sera’, 7 ottobre 2011)

“A caccia di un cinema perduto, gli ex ragazzi della New Hollywood fanno i produttori e se Spielberg compare nei credits di un’ondata di titoli, Ron Howard non è da meno con la sua Image Entertainment che ha finanziato l’ultimo Gus Van Sant, ‘L’amore che resta’ (‘Restless’, 2011), film d’inaugurazione del Certain regard di Cannes. Il cormaniano e obamiano ex attore sostiene il regista Palma d’oro (‘Elephant’, prodotto nel 2003 dalla Hbo, canale tv, che come la sua Image investe in talenti da grande-piccolo schermo) e gli permette di infischiarsene del box-office. Ed ecco il gioiello della Croisette 2011, basso budget e un attore esordiente dal nome illustre, Henry Hopper, figlio di Dennis, perfetto esemplare della galleria di angeli catatonici sotto i vent’anni che Gus Van Sant ha nominato protagonisti dei suoi film, teen-ager disorientati in un mondo senza adulti come accadde negli anni ’50, ma ugualmente motori di ricerca per un passaggio d’epoca. ‘L’amore che resta’ si rivolge al pubblico che gli Studios immaginano regredito all’infanzia mentale e adotta una pièce teatrale, ‘Of Winter and Water Birds’ dell’attore, Jason Lew (‘The Experiment’), compagno di scuola della figlia di Howard. (…) La libertà di immagini e parole del regista di Louisville si dispiega nelle musiche tintinnanti al pianoforte di Danny EIfman, e nella fotografia vivida e trasparente di Harris Savides (al suo sesto film con Van Sant). Un’altra storia ‘fine di mondo’, leit-motiv del cinema contemporaneo, ‘L’amore che resta’ si allinea con l’esuberanza creativa di Terrence Malick e di Abel Ferrara, e fa dell’apocalisse un gesto necessario.” (Mariuccia Ciotta, ‘Il Manifesto’, 7 ottobre 2011)

“Sulla base di una sceneggiatura di Jason Lew, ‘Restless’ non racconta (come ‘Love Story’) un rapporto sentimentale spezzato da una morte precoce: al contrario, qui è la comune esigenza di rielaborare il lutto – quello di ieri e quello di domani – a creare un’affinità elettiva che si traduce in storia d’amore e lezione di vita. Gus Van Sant è il regista sensibile e raffinato che sappiamo; e appaiono giusti gli interpreti, l’acerbo Henry Hopper e l’ormai lanciatissima Mia Wasikowska, così come l’ambientazione a Portland, fra grigi cieli e dorate foglie autunnali. Però alcune trovate non convincono: resta un mero motivo esornativo che l’amico immaginario di Hopper sia un giovane kamikaze; e non serviva abbigliare i due ragazzi in costumi così sfacciatamente d’epoca per far intuire la dimensione senza tempo in cui si rifugiano. Sono cose che conferiscono alla ballata, rievocante nei momenti migliori la poesia dei cimiteri, un che di troppo ricercato,di lezioso.” (Alessandra Levantesi Kezich, ‘La Stampa’, 7 ottobre 2011)

“Amore e morte nel romanzo americano è il titolo di un saggio fondativo, e all’epoca rivelatore, di Leslie Fiedler che guardava la storia della letteratura americana attraverso il filtro di queste due parole chiave, ‘amore’ e ‘morte’, alle quali si sarebbe aggiunta una terza, altrettanto potente e caratterizzante: ‘infanzia’. (…) ‘L’amore che resta’ è una favola nera contemporanea sul tema dell’amore e della morte con protagonisti due adolescenti, romantici poetici e ingenui posti innanzi a un destino che non dovrebbe riguardarli. (…) Gus Van Sant si sbarazza con il suo talento di tutta la retorica melodrammatica alla ‘Love Story’ e aggiorna la sua galleria di adolescenti con due ritratti unici. Accompagnato da una colonna sonora strepitosa (sopra a tutti le ballate di Sufjan Stevens), da dialoghi sempre significativi, da due attori molto dotati (l’emergente e straordinaria Mia Wasikowska, già Alice per Tim Burton e ora Jane Eyre per il nuovo adattamento di Cary Fukunaga e l’esordiente Henry Hopper, figlio di Dennis) e dal tocco istintivo di Gus Van Sam, ‘L’amore che resta’ è, e vuole essere, una favola metropolitana sull’amore e la morte che esclude volutamente qualsiasi aspetto legato alla crudezza della materia.” (Dario Zonta, ‘L’Unità’, 7 ottobre 2011)

Note – FILM D’APERTURA DELLA SEZIONE ‘UN CERTAIN REGARD’ AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).