Beaux arts string trio: intervista e fotogallery

Siete di tre nazionalità diverse, ma dov’è nato questo trio?

Joaquín Palomares: Questo trio è nato in Spagna, perché è sempre un problema organizzare concerti con un pianoforte per motivi di spazio e a volte manca proprio il pianoforte, ad esempio nelle chiese, e c’è sempre il problema del pianoforte, mentre un trio d’archi lo puoi mettere dove vuoi e si può fare una musica molto interessante, e il trio d’archi è una formazione molto interessante, questo è il motivo per cui siamo nati.

 

Leggendo le vostre biografie ho notato che girate continuamente il mondo per lavoro, e avete conosciuto varie tradizioni musicali differenti, ma qual è quella che più siete legati e perché?

Francesco Pepicelli: La tradizione musicale che preferisco è quella tedesca, assolutamente. E’ la musica che m’interessa di più, tutta la tradizione austriaca e tedesca, cioè tutto l’ottocento a partire da Mozart, Beethoven, Schumann e Brahms, secondo me è il mondo più interessante da studiare e approfondire.

Joaquín Palomares: Anch’io la penso così. Ho scoperto il mondo del romanticismo con Brahms e Schumann, e dopo aver lavorato su tutte queste opere credo che un musicista si riafferma musicalmente e tecnicamente, si capisce il senso della musica.

Paul Cortese: Anche a me piacciono questi compositori. Oltre a questo però ascolto tanta musica jazz, fusion, e mi piacciono tanto i Black Eyed Peas.

 

Cosa ne pensate della musica classica italiana attuale?

Francesco Pepicelli: Penso che è un momento non semplice, e anche i nostri compositori fanno molta fatica a comporre, perché siamo in un periodo storico in cui l’Italia soffre moltissimo come nazione, e quindi anche i compositori nelle loro composizioni ci sono molte situazioni estreme di conflitto. Oltretutto c’è poca possibilità di fare ascoltare queste musiche, perché le occasioni stanno diminuendo per grandi tagli alla cultura da parte di tanti governi, ed è un grosso problema per la cultura e l’arte italiana. E anche i compositori, cui solitamente venivano commissionate delle composizioni dai teatri, oggi lavorano meno, perché con la mancanza di fondi è diventato tutto più complicato.

Secondo lei la qualità a che livello è ora?

Francesco Pepicelli: La qualità è buona, in generale è abbastanza buona. Ma il problema è che sono pochi quelli che riescono a comporre, e ci sarebbero persone con talento che non compongono perché sennò non riescono a mangiare, e quindi piano piano non smettono di comporre. Perciò non a tutti viene data la possibilità di esprimersi.

Conosce Giovanni Allevi?

Francesco Pepicelli: (ride) Sono nato ad Ascoli Piceno e quindi è un mio concittadino…

Cosa ne pensa delle opinioni espresse dai critici musicali che, da quanto ho letto sui giornali, considerano la musica di Allevi banale?

Francesco Pepicelli: Ero molto curioso all’inizio, e per capire questo fenomeno sono andato a un suo concerto, perché è importante essere sempre aggiornati. Devo dire che questa persona ha indovinato come far successo, in Italia e in questo periodo; quindi grande merito per questa grandissima operazione di marketing che lui ha saputo fare. Musicalmente però ho dei forti dubbi, perché indubbiamente le sue composizioni non hanno nulla di nuovo, non vedo nulla di così particolare e interessante. Io l’ho sentito e dopo i primi tre minuti ho detto “ah, carina questa cosa!”, solamente che questo concerto è durato un’ora e un quarto. Ovviamente il pubblico era in visibilio, però è perché lui racconta e dice le sue storielle durante il concerto, un personaggio che ha costruito un’immagine particolare in cui i giovani si ritrovano molto, dove lui ha gli stessi problemi loro, e vive questa realtà difficile del mondo d’oggi. La cosa strana è che lui è venuto fuori a 35 anni, quando lui si è diplomato a 21/22 anni, invece lui ha avuto un’ascesa dopo i 32 anni, pare dietro grosse spinte di marketing e della moglie, che è una grossa manager, e lui ha approfittato di questa occasione. Sinceramente non ha nulla di così profondo, ma nel mondo d’oggi ha indovinato la cifra per “bucare lo schermo”.

Ha detto il mondo di oggi, cosa intende? Che il pubblico si aspetta di meno dalla musica?

Francesco Pepicelli: Esatto, e oltre a questo non è abituato ad approfondire. Purtroppo è un mondo che nonostante le possibilità culturali che ci sono, come internet e le biblioteche, devo dire che la cultura generale è un po’ in secondo piano, come accade anche nella scuola. Non credo che ci siano molte persone preparate culturalmente, perché purtroppo fanno carriera e soldi persone che non sanno nulla, ma diciamo che hanno altri talenti in altre cose, e neanche le persone che ci rappresentano hanno una grossa cultura, a partire dai nostri politici. Se penso ai politici di 30 o 40 anni fa, con tutti i loro difetti che però ognuno di noi ha, erano persone con tutt’altra cultura, mentre oggi c’è troppa gente che ci rappresenta e sa poco.

Secondo voi, in questi anni non abbiamo rischiato di mettere Mozart, Beethoven e i grandi della musica classica su un piedistallo considerandoli irraggiungibili e mai umani?

Francesco Pepicelli: Oggi c’è la possibilità di conoscere meglio la vita di questi grandissimi tramite delle lettere, e tramite queste lettere si può andare un po’ a fondo.  Ovviamente la comunicazione era diversa, un tempo s’inviavano le lettere e ora solo le e-mail, ma tramite internet ora questo è possibile. Indubbiamente erano persone speciali, anche oggi ci sono persone speciali, è vero, però devo dire che c’è molta più confusione oggi. Non bisogna dimenticarsi però che anche questi geni hanno sofferto in vita, e spesso sono diventati famosi dopo la loro morte. Oggi c’è la possibilità di conoscere molte cose su di loro, e forse la storia gli ha dato ragione. Si guarda l’ottocento in altro modo oggi, perché quando si vive un secolo non è così semplice, anche i musicisti del novecento ormai si sa che sono stati grandi, ma allora magari non si piazzavano neanche ai concorsi a cui si iscrivevano, e quindi avevano grossi problemi.

Paul Cortese: C’è un libro molto interessante di Nicolas Slonimsky che si chiama “Lexicon of Musical Invective” nel quale sono riportate tutte le critiche musicali di tutti i tempi, e in questo libro viene spiegato cosa si diceva all’epoca di questi grandi compositori, pensate che c’erano dei musicisti che non volevano assolutamente suonare le composizioni di Beethoven, e quasi mai hanno detto qualcosa di bello. Era una musica troppo strana per l’epoca.

Questa sera avete suonato alcune composizioni di Beethoven, qual è la composizione che più vi emoziona?

Francesco Pepicelli: E’ difficile rispondere a questa domanda, magari però quello che mi emoziona di più è il brano che sto suonando in quel momento. Ci sono troppi pezzi di Beethoven che mi piace.

Paul Cortese: Condivido quello che dice Francesco.

Joaquín Palomares: Anche secondo me. Oggi mi emoziono molto anche quando ascolto la musica di Astor Piazzolla, ma dipende molto dal periodo della tua vita, io ad esempio vent’anni fa davo importanza ad altre composizioni. Quindi i gusti musicali si evolvono assieme alla vita, perché durante gli anni si scoprono sempre nuove composizioni, e tutto ciò dipende dalla vita di ognuno.

HowL – La Redazione

Foto di Pietro Magnani & Irene Ferri

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