I FILM DEL GIOVEDI’

dal 09-04-2026 al 21-05-2026

21.00

Ingresso unico €. 4,00

Donna, vita, libertà: uno sguardo sull’Iran

Si può affermare senza paura di essere smentiti che il cinema iraniano, oggi, assieme a quello dalla Corea del Sud, è tra i più vivi e vitali di tutto il pianeta. Ma in concreto in cosa consiste la grandezza del cinema iraniano? Nella potenza delle immagini, paragonabile a quelle della grande stagione neorealista italiana. Che cos’hanno in comune Panahi, Rasoulf, Abbasi con De Sica, Rossellini e il Visconti de La Terra Trema o Bellissima? Innanzitutto entrambi nascono e si affermano come reazione alla realtà in atto, la miseria e la cruda realtà sociale dopo la Seconda Guerra Mondiale nel neorealismo, la dittatura khomeinista seguita da una teocrazia rigida, spietata e apparentemente inscalfibile nel caso iraniano. Poi lo stile documentaristico attraverso l’utilizzo di set reali, le storie che rispecchiano la cronaca del tempo, persone comuni come protagonisti spesso interpretati da attori non professionisti e, infine, l’intento sociale di denunciare una realtà violenta e oppressiva, con le dovute differenze del caso: mentre in Italia volavano i rimbrotti dei politici (il famoso “i panni sporchi si lavano in casa” di Andreotti a proposito di Ladri di Biciclette, che feceva il giro del mondo) in Iran, oggi, si uccide, si perseguita, si imprigiona in carceri disumane, si tortura, si impedisce con armi in pugno il semplice dissenso. Ora c’è anche la guerra e, come ben sappiamo, nessun bombardamento di civili innocenti ha mai portato la democrazia ma solo morte, odio e risentimento garantito verso l’Occidente per tutte le generazioni future.

 

09 APRILE ORE 21.00

IL SEME DEL FICO SACRO, Mohammad Rasoulof, Francia, Germania, Iran, 2024

Il seme del fico sacro mette in campo il più classico degli scontri generazionali: padri contro figli, con le madri nel mezzo, divise tra il sostegno alle figlie, solidali con chi in piazza protesta a rischio della vita (siamo nei giorni successivi all’omicidio di Mahsa Amini, uccisa a seguito delle percosse ricevute per non aver indossato correttamente l’hijab) e la comprensione verso il marito, giudice del regime obbligato obtorto collo a mandare a morte gli oppositori. Alcune scene, prima fra tutte l’interrogatorio delle due figlie, ricordano certe pratiche inquisitorie medievali e sono difficili da sostenere. Il finale, in una location che non riveleremo, vibrano d’orrore e di struggente bellezza, una contraddizione che fotografa perfettamente l’Iran oggi.

 

 

16 APRILE ORE 21.00

HOLY SPIDER, Alì Abbasi, Danimarca, Germania, Svezia, Francia, 2022

Holy Spider (il Sacro Ragno, il maiuscolo è d’obbligo) è ispirato ad un evento realmente accaduto in Iran nel 2001, quello di un padre di famiglia, veterano di guerra contro l’Iraq, che di notte si trasforma in un brutale assassino di prostitute. L’intento è quello di mondare dei peccati della carne la città santa di Mashhad, sacra per gli sciti, ricostruita per ovvie ragioni ad Amman in Giordania. Sarà una donna a svolgere le indagini, una giornalista, schiacciata tra polizia, scettica, misogina e sottilmente minacciatoria e i cittadini residenti, solidali con il killer, che arriveranno a considerare un eroe anche in seguito alla propaganda dei media. Il film è un capolavoro di sguardi, silenzi, interni soffocanti, mogli e madri disperate con figli, come sempre, obbligati a pagare il conto dei padri.

 

 

07 MAGGIO ORE 21.00

UN SEMPLICE INCIDENTE, Jafar Panahi, Iran, Francia, Lussemburgo, 2025

Palma d’Oro al Festival di Cannes dello scorso anno Un Semplice Incidente parte come un film classico: il protagonista, per puro caso, crede di riconoscere nel meccanico che gli ripara l’auto il suo torturatore, quando ancora era internato nelle prigioni iraniane. Il plot è il pretesto per mostrare l’Iran oggi, come faceva Rossellini in Ladri di Biciclette. L’inizio è da brividi, le domande del bambino al padre con la madre nel mezzo, unitamente all’atmosfera oppressiva dell’automobile nella notte, danno il via ad un’opera che raggiunge il suo apogeo nel finale, il lungo piano sequenza che incornicia la confessione dell’assassino, identico a quello in La Morte e la Fanciulla di Polansky: cambiano i regimi, ma i torturatori restano identici. Panahi, il regista, è stato detenuto per un anno nel tristemente famoso carcere di Evin. Scarcerato dopo uno sciopero della fame è riuscito a fuggire dall’Iran ma, sebbene condannato in contumacia, continua a fare film e a contestare il regime iraniano.

 

21 MAGGIO ORE 21.00

IL MALE NON ESISTE, Mohammad Rasoulof, Iran Germania, Rep. Ceca, 2020

Il Male Non Esiste è un film in quattro episodi sul tema della pena di morte in Iran. Quattro storie laceranti, padri, figli, anziani, soldati, gente comune, mettono in scena un dramma sociale vitale per chi abita nel regime degli ayatollah: il triste primato di nazione con il più alto numero di sentenze capitali, sentenze che devono essere eseguite da semplici militari di leva. Il regista, lo stesso di Il Seme del Fico Sacro, batte sempre sulla stessa domanda, dilemma etico di non facile risposta: cosa fareste voi se foste obbligati a compiere simili atti? Girato in location diverse, Rasoulof ha delegato le sequenze cittadine ai suoi assistenti mentre ha tenuto per sé quelle ambientate in campagna, più sicure per un regista al quale è stato impedito di girare film. Piani sequenza, inquadrature soffocanti, “a stringere” sui protagonisti, fanno di quest’opera una sorta di manifesto su come contenuti e forma, quando usati in perfetta sinergia, riescano a produrre grande cinema, nel solco dei maggiori registi iraniani, Kiarostami e Farhadi su tutti.