Una produzione Civit’Arte 2013- Festival di Bagnoregio e Bon Voyage Produzioni
Cosa permette all’aridità spirituale e materiale di Arpagone di essere ancora oggi tanto fruibile?
C’è un valore incontrovertibile che fa da contrappunto alla meticolosa tecnica teatrale di Moliere. E’ quello rappresentato da un mondo intimamente corrotto di straordinaria contemporaneità che si articola intorno al vizio capitale dell’avarizia. Un mondo che Moliere anima di ipocrisie e opportunismi nel quale Arpagone si erge quasi come figura consapevole, pervasa in fondo di una profonda onestà intellettuale.
E’ un posseduto dal denaro che accumula ma non usa in un succedersi di buffo e tragico.
In una ritmica incalzante, poi, i personaggi sembrano attraversare le epoche in una successione di stili che si snoda nella immutabilità della trama originaria.
Intorno un perimetro museale di teche che custodiscono una collezione di sedie in cui è possibile leggere il segno del potere e dell’impigrimento; oggetti simbolo della depressione del protagonista che combatte contro le maschere della borghesia e i fantasmi della propria psiche.
